Rendiconto delle spese di riscaldamento

La regola 70/30 nel rendiconto delle spese di riscaldamento — spiegata in modo semplice con un esempio

16 settembre 2026Redazione MEVIOTempo di lettura 7 minuti

In sintesi

  • 70/30 significa: 70 % delle spese di riscaldamento in base al consumo, 30 % in base alla superficie abitativa.
  • È ammessa qualsiasi quota a consumo dal 50 al 70 % — il 70/30 è obbligatorio solo in presenza di tre condizioni.
  • Il criterio non cambia le spese complessive, ma chi le sostiene: le famiglie che consumano poco traggono vantaggio dal 70/30.
  • Un criterio già stabilito può essere modificato solo in determinati casi e solo dall’inizio di un periodo di rendicontazione.

In quasi ogni rendiconto delle spese di riscaldamento compare da qualche parte un’indicazione come «70/30» o «50/50». Essa stabilisce in che misura le Sue abitudini di riscaldamento determinano i Suoi costi. Chi ha compreso la regola può ricontrollare il proprio rendiconto — e valutare se il criterio è adatto all’edificio.

Che cosa significa 70/30

Le spese di riscaldamento di un edificio vengono suddivise in due fondi. Il fondo più piccolo, la quota fissa, copre la parte che si genera indipendentemente dal comportamento degli occupanti — ad esempio le dispersioni di calore attraverso pareti, tetto e tubazioni, che riscaldano in parte ogni appartamento. Viene ripartita in base alla superficie abitativa. Il fondo più grande, la quota a consumo, segue ciò che è stato misurato sui radiatori di ciascun appartamento.

Il 70/30 in sintesi: da un fondo se ne ottengono dueEdificio di esempio con 9600 € di spese di riscaldamento all’anno
Spese di riscaldamento dell’edificio: 9600 €
30 %2880 €Quota fissa
70 %6720 €Quota a consumo
ripartita in base alla superficie abitativaripartita in base al consumo misurato

Base giuridica · § 7 Abs. 1 HeizkostenV

Delle spese di esercizio dell’impianto di riscaldamento centralizzato, almeno il 50 e al massimo il 70 per cento devono essere ripartite in base al consumo di calore rilevato degli utenti. Le restanti spese devono essere ripartite in base alla superficie abitativa o utile.

Come si calcola

Il nostro edificio di esempio ha sei appartamenti con una superficie abitativa complessiva di 480 m². Nell’anno di rendicontazione sono state sostenute spese di riscaldamento pari a 9600 €; i ripartitori dei costi di riscaldamento di tutti gli appartamenti hanno rilevato complessivamente 12.000 unità. La ripartizione avviene secondo il 70/30.

Il calcolo — in tre passaggi
  1. Determinare il prezzo al m²2880 € ÷ 480 m²= 6,00 € al m²
  2. Determinare il prezzo per unità di consumo6720 € ÷ 12.000 unità= 0,56 € per unità
  3. Quota dell’Appartamento A70 m² × 6,00 € + 1000 unità × 0,56 €= 420,00 € + 560,00 € = 980,00 €

L’appartamento A paga quindi 980,00 € per il riscaldamento. Le unità dei ripartitori dei costi di riscaldamento non sono chilowattora, ma valori proporzionali: ciò che conta è quale percentuale di tutte le unità rilevate nell’edificio spetta a un appartamento — in questo caso poco più dell’otto per cento.

70/30 o 50/50 — dove sta la differenza?

Il criterio di ripartizione non cambia nulla delle spese dell’edificio. Sposta soltanto chi ne sostiene quanta parte. Se calcoliamo lo stesso edificio con il 50/50, il prezzo a consumo scende a 0,40 € per unità e il prezzo per superficie sale a 10,00 € al m². Per l’appartamento A, che consuma poco, risultano quindi 1100,00 € invece di 980,00 €.

Stesso appartamento, criterio diverso: che cosa cambiaDue appartamenti di 70 m² ciascuno — uno riscalda poco, l’altro molto
Quota fissa (in base alla superficie)Quota a consumo (in base al consumo)

Appartamento A — riscalda poco, 1000 unità

70/30
980 €con 70/30: quota fissa 420 €, quota a consumo 560 €
50/50
1100 €con 50/50: quota fissa 700 €, quota a consumo 400 €

Appartamento B — riscalda molto, 2500 unità

70/30
1820 €con 70/30: quota fissa 420 €, quota a consumo 1400 €
50/50
1700 €con 50/50: quota fissa 700 €, quota a consumo 1000 €

Con il 70/30 l’appartamento A, che consuma poco, paga 120 € in meno, mentre l’appartamento B, che riscalda molto, paga 120 € in più rispetto al 50/50. Le spese complessive dell’edificio restano invariate — il criterio sposta soltanto chi sostiene quanta parte.

La regola pratica è quindi: quanto più alta è la quota a consumo, tanto più conviene riscaldare in modo parsimonioso — e tanto più le famiglie che riscaldano molto pagano per il loro consumo maggiore. È proprio questo l’obiettivo della HeizkostenV.

Il 70/30 è obbligatorio?

Spesso il 70/30 viene definito lo standard di legge. Non è esatto. Il regolamento consente qualsiasi quota tra il 50 e il 70 per cento. Il 70 per cento è obbligatorio solo in un caso ben delimitato.

Quando il 70 % è obbligatorio?Solo se tutte e tre le condizioni sono soddisfatte contemporaneamente — § 7 Abs. 1 Satz 2 HeizkostenV
  1. L’edificio non soddisfa il livello di requisiti del Regolamento sull’isolamento termico del 1994 (Wärmeschutzverordnung).
  2. È servito da un impianto di riscaldamento a gasolio o a gas.
  3. Le tubazioni a vista della distribuzione del calore sono prevalentemente isolate.
Tutte e tre soddisfatte70 % in base al consumoobbligatorio, 30 % in base alla superficie
Altrimentidal 50 al 70 % a sceltaad es. 50/50, 60/40 o 70/30; di più mediante accordo

Alla base della regola c’è un’idea semplice: in questi edifici le tubazioni isolate perdono poco calore lungo il percorso e, allo stesso tempo, il fabbisogno di riscaldamento è elevato — le abitudini degli occupanti hanno quindi una grande influenza sui costi.

Al contrario, esistono edifici con tubazioni prevalentemente non isolate, in cui una parte considerevole del calore viene ceduta attraverso i tubi e non può essere rilevata dai ripartitori dei costi di riscaldamento. Per questo caso il regolamento consente di determinare il consumo secondo le regole tecniche riconosciute e di tenere conto separatamente del calore delle tubazioni (§ 7 Abs. 1 Satz 3 HeizkostenV).

Qual è il criterio giusto?

Al di fuori dei casi obbligatori, la scelta spetta al proprietario dell’edificio. È opportuno un criterio che corrisponda all’effettiva distribuzione del calore nell’edificio.

Quale criterio si adatta a quale edificio
50/50Non ristrutturato, elevate dispersioni di calore attraverso pareti e tubazioni non isolate
60/40Parzialmente ristrutturato, isolamento termico medio
70/30Ben isolato, il consumo dipende molto dalle abitudini di riscaldamento

Un orientamento, non un obbligo di legge — determinanti sono i limiti della HeizkostenV e le condizioni dell’edificio.

Chi decide — e quando è possibile modificarlo?

Il criterio è stabilito dal proprietario dell’edificio. In un condominio (Wohnungseigentümergemeinschaft, comunità dei condomini) decide l’assemblea condominiale con delibera. Una volta stabilito, il criterio può essere modificato solo a determinate condizioni.

Base giuridica · § 6 Abs. 4 HeizkostenV

Una modifica è ammessa fino al termine di tre periodi di rendicontazione dalla prima determinazione, in caso di introduzione di una contabilizzazione preliminare per gruppi di utenti e dopo interventi edilizi che producono un risparmio duraturo di energia per il riscaldamento. È possibile solo dall’inizio di un periodo di rendicontazione e deve essere comunicata in anticipo agli utenti.

Per i locatori ciò significa: chi desidera passare al 70/30 dopo una riqualificazione energetica dovrebbe annunciare la modifica prima dell’inizio del nuovo anno di rendicontazione. Una modifica retroattiva non è ammessa.

E l’acqua calda?

Per le spese dell’acqua calda vale lo stesso intervallo dal 50 al 70 per cento in base al consumo. Il criterio per l’acqua calda non deve necessariamente coincidere con quello per il riscaldamento — nella pratica l’acqua calda viene spesso ripartita per il 70 per cento in base al consumo, perché il consumo dipende quasi completamente dalle abitudini degli occupanti.

Base giuridica · § 8 Abs. 1 HeizkostenV

Delle spese per la fornitura di acqua calda, almeno il 50 e al massimo il 70 per cento devono essere ripartite in base al consumo di acqua calda rilevato, le restanti in base alla superficie abitativa o utile.

Maggiori informazioni sulla struttura dell’intero rendiconto, sulle spese ripartibili e sulle scadenze sono disponibili nella nostra guida al rendiconto delle spese di riscaldamento.

Il criterio è adatto al Suo edificio?

Ci invii il Suo ultimo rendiconto delle spese di riscaldamento. Verificheremo il criterio di ripartizione e prepareremo un’offerta con un confronto rispetto ai Suoi costi attuali.

Il presente articolo ha scopo di orientamento generale e non sostituisce una consulenza legale nel singolo caso. Aggiornato a: settembre 2026.

Domande frequenti

La regola 70/30 — risposte brevi

Che cosa significa 70/30 nel rendiconto delle spese di riscaldamento?

Il 70 per cento delle spese di riscaldamento viene ripartito in base al consumo misurato, il 30 per cento in base alla superficie abitativa. Il 30 per cento è chiamato quota fissa, il 70 per cento quota a consumo.

La regola 70/30 è obbligatoria?

Non in linea generale. Il Regolamento sulle spese di riscaldamento (Heizkostenverordnung, HeizkostenV) consente qualsiasi quota a consumo compresa tra il 50 e il 70 per cento. Il 70 per cento è obbligatorio solo se l’edificio non soddisfa lo standard del Regolamento sull’isolamento termico del 1994 (Wärmeschutzverordnung), è riscaldato a gasolio o a gas e le tubazioni a vista sono prevalentemente isolate (§ 7 Abs. 1 Satz 2 HeizkostenV).

Che cosa è meglio: 50/50 o 70/30?

Dipende dall’edificio. Quanto meglio è isolato l’edificio, tanto più sono le abitudini degli occupanti a determinare i costi — in questo caso il 70/30 è di solito più equo. Negli edifici non ristrutturati con elevate dispersioni di calore attraverso tubazioni e pareti, il 50/50 è spesso più equilibrato.

Chi stabilisce il criterio di ripartizione?

Il proprietario dell’edificio; in un condominio (Wohnungseigentümergemeinschaft, comunità dei condomini) l’assemblea condominiale con delibera. Il criterio deve rientrare nei limiti della HeizkostenV.

Il criterio di ripartizione può essere modificato?

Solo in determinati casi: entro i primi tre periodi di rendicontazione dalla prima determinazione, in caso di introduzione di una contabilizzazione preliminare o dopo interventi edilizi che producono un risparmio duraturo di energia per il riscaldamento. La modifica vale solo dall’inizio di un periodo di rendicontazione e deve essere comunicata in anticipo agli utenti (§ 6 Abs. 4 HeizkostenV).

È possibile ripartire più del 70 per cento in base al consumo?

Sì, mediante accordo, fino a una ripartizione interamente basata sul consumo. La HeizkostenV lascia espressamente impregiudicati tali accordi (§ 10 HeizkostenV).

La regola vale anche per l’acqua calda?

Sì. Anche le spese per l’acqua calda devono essere ripartite per il 50–70 per cento in base al consumo e per il resto in base alla superficie (§ 8 Abs. 1 HeizkostenV). Il criterio per l’acqua calda può essere diverso da quello per il riscaldamento.